A u t i s m o   e   p a t t i n i

Gli sport sono uno strumento importante di inclusione e coesione sociale. Attraverso la bellezza dello stare insieme permette di acquisire le basi del lavoro di squadra e la necessità di rispettare le regole attraverso una maggiore conoscenza di sé e dell’altro.

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Foto di Alexander Kit da Pixabay

    PATTINAGGIO PER LA DISABILITA’

    Il silenzio assordante delle Amministrazioni locali

    In Italia, si stima 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi: i maschi sono 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Rispetto alla popolazione scolastica (scuola primaria), il 4,9% del totale degli alunni è affetto da disturbi specifici dell’apprendimento, mentre gli alunni con bisogni educativi speciali rappresentano l’11% degli iscritti nella scuola secondaria di primo grado e il 6,5% nella scuola primaria. Dalle rilevazioni Istat del 2019 risultano, complessivamente, per la Regione Campania, 18.988 alunni con disabilità intellettiva, in riferimento alle scuola primaria e secondaria di primo grado. Sempre in Campania, il rapporto alunno/assistente all’autonomia raggiunge il picco massimo (calcolato su base nazionale) di 14, restituendo uno spaccato di una realtà territoriale ed istituzionale che non è in grado di affrontare adeguatamente le necessità e le esigenze di persone, soprattutto minori, che vedono dipendere il proprio futuro dalla possibilità di includersi nel contesto sociale e di acquisire soglie di autonomia tali da permettere loro una vita dignitosa e autosufficiente. Inoltre, le famiglie spesso lasciate sole ad affrontare situazioni complesse in cui cercano di attuare interventi all’interesse del minore, ma non sempre ciò è possibile, e le maggiori difficoltà vengono riscontrate nelle aree periferiche e in quelle interne e relativamente isolate, a causa dell’assenza della rete di servizi e assistenza. Rispetto a tali carenze, una risposta importante proviene dal mondo sportivo, che attraverso le sue specificità riesce ad avere un’importanza fondamentale riguardo il comportamento adattivo nelle persone con disabilità intellettivo-relazionali. La Federazione Italiana Sport Rotellistici (FISR) ha seguito numerose sperimentazioni che hanno coinvolto scuole e società sportive nell’inclusione sportiva di giovani disabili intellettivo-relazionali attraverso il pattinaggio.

    La FISR, attraverso le proprie società affiliate e i propri tecnici,

    PROPONE

    La organizzazione di corsi di pattinaggio aperti sia a bambini normodotati che con disabilità, al fine di favorire l’inclusione sociale; propone, inoltre, l’organizzazione di competizioni non agonistiche volte a verificare i livelli di apprendimento della specialità sportiva da parte dei bambini, nonché la modifica comportamentale dei singoli bambini con disabilità, fornendo al contempo obiettivi capaci di soddisfare il bisogno di autorealizzazione.. La presente iniziativa, basata su ricerche e risultati scientifici, ha il supporto e la collaborazione della Società Italo Rumena di Pediatria, la società Italo Araba di pediatria, la società Italiana di Pediatria ospedaliera, , della Cooperativa sociale L’Abbraccio, di Salerno, di Tertia (Accademia internazionale di terza medicina), della Associazione Nazionale Genitori con figli con autismo, di Salerno, della ASD Skating Edenlandia, di Napoli, della ASD SportLab di Pontecagnano Faiano, della CH Roller di Salerno. Il primo passo per l’attuazione del progetto, è la disponibilità, da parte della Amministrazione Comunale, a garantire alla FISR l’utilizzo di una struttura, per alcune ore di alcuni giorni della settimana, a titolo gratuito, al fine di organizzare lezioni di pattinaggio per bambini con spettro autistico. Unitamente a questi bambini, per la realizzazione dell’inclusione, pattineranno anche bambini normodotati. Ai bambini con disabilità verrà offerto il corso e tutte le attrezzature, a titolo completamente gratuito, agli altri verrà richiesta una minima quota di iscrizione.. Gli interventi sono strutturati e gestiti da un Comitato Scientifico costituito all’interno della Associazione Centro Studi Salerno Europa, promotrice della iniziativa.

    Ma a questa proposta, presentata ad alcuni Comuni, ha ottenuto un assoluto silenzio. Pur confermando che il tutto si svolgeva a titolo completamente gratuito per i giovani e per il Comune, e che tale iniziativa era un servizio in più per il Sociale, la risposta è stata l’assoluto silenzio, a dimostrazione che le iniziative di carattere sociale, da parte di alcune Amministrazioni comunali, sono l’ultima ruota del carro.

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    Medicina narrativa: tra storie, trame, punti di svolta e significati

    La medicina narrativa è, attualmente, un capitolo interessante per tutte le specialità mediche, ed in pediatria e neonatologia ci sembra particolarmente importante utilizzarla per meglio "empatizzare" i rapporti e le cure tra lo specialista, il paziente e la famiglia. In verità è insita, nella struttura mentale e comportamentale di ogni medico, una tale metodologia induttiva e deduttiva, favorita probabilmente dai "neuroni a specchio" che sembrano attivarsi quando viene iniziata una azione, ma hanno anche un ruolo nelle interazioni sociali, aiutandoci a capire scopi ed emozioni di un'altra persona.

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    Journées de Lourdes 2023

    Da decenni si svolge, nella città di Lourdes, un convegno internazionale che coinvolge medici, farmacisti, infermieri, ecc.
    Negli ultimi anni, sempre con la direzione di Sandro de Franciscis, quest’icontro ha assunto una notevole rilevanza internazionale.
    L’assemblea di Sabato 11 Febbraio 2023 si è tenuta nella maestosa basilica di Santa Bernadette, sulla riva destra del fiume Gave.

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    Significato mutevole di autismo

    Sulla rivista Science si è parlato di un tema molto attuale: le parole da usare quando si parla di autismo.


    Questa disputa è presente da quando, a partire dalla pubblicazione del DSM5 nel 2013, si parla non più di autismo, di fenotipo allargato o di Asperger, ma di disordini dello spettro autistico che conterrebbero tutte queste situazioni, dando poi a tutti l’etichetta abbreviata di autismo.
    Come risultato accanto a persone con disabilità intellettiva, incapaci di comunicare e con comportamenti dirompenti, vengono chiamate autistiche persone brillanti, autori di libri di successo, trascinatori di folle e quant’altro. Questi “nuovi” autistici vogliono rivoluzionare il modo con cui sino ad ora si è parlato di autismo e pensano di potere rappresentare meglio degli altri le persone appartenenti alla categoria che nel DSM5 viene definita di livello 3.
    Secondo questi “nuovi autistici” i termini “disordine” o “disabilità” dovrebbero essere sostituiti da “differenza”. Il termine “sintomi associati” dovrebbe essere sostituito con “tratti”. Alla dizione “co-morbilità” bisogna sostituire “co-occorrenza”.
    La terapia maggiormente usata nel mondo (ABA) è vista come un pericoloso strumento di normalizzazione, che farebbe perdere l’individualità della persona e le sue potenzialità geniali.
    Le difficoltà non sono dovute all’autismo, ma alla società che non è fatta in modo da supportarli.
    In una recente rassegna su 195 ricercatori, molti dei quali si dichiarano autistici, il 60% delle risposte riteneva che le modalità con cui le persone con autismo venivano descritte fossero disumanizzanti, oggettivanti o stigmatizzanti.
    Opponendosi a queste proposte, altri ricercatori, come Alison Singer, presidente di Autism Science Foundation replica, “Se non puoi più usare parole come “comportamenti dirompenti (challenging behaviors’) o “disturbo severo” o “sintomi” o “disturbo in comorbidità”, perché dovremmo studiare queste condizioni? La Singer teme che i termini neutri suggeriti da questi ricercatori banalizzino e non descrivano in modo appropriato la dolorosa realtà di persone autistiche, come sua figlia, che hanno gravi deficit nella comunicazione, disabilità intellettiva o altri gravi problemi di salute.
    Altre voci autorevoli, come quella di Tager-Flusberg, denunciano il fatto che la fonte del conflitto sta nell’uso di un singolo set di termini per una condizione estremamente eterogenea.
    Dello stesso parere è Monique Botha che asserisce “La specificità è più rigorosa e accurata della generalizzazione”
    Credo che sia utile che una rivista prestigiosa come Science si occupi di questo problema, che è stato acutizzato dalla definizione di spettro autistico usato dal DSM5 che, mettendo tante diverse condizioni sotto un’unica dizione, ha creato molta confusione e rischia di far sì che ci si occupi solo del livello 1, che può dare tante soddisfazioni, e che si dimentichi il livello 3 nel quale “È NECESSARIO UN SUPPORTO MOLTO SIGNIFICATIVO”.
    Bisogna fare attenzione al principio in base al quale lavoro facile scaccia lavoro difficile. Ma non si deve neppure trascurare che occorre concentrare l'attenzione anche sui bambini a livello 1, perché si deve ridurre il rischio di perdere le loro possibilità di inserimento sociale e lavorativo e di aumentare il rischio, già elevato, di acquisire sintomi che configurano patologie psichiatriche.    Carlo Hanau.

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